martedì 11 ottobre 2016

Downloading

Sup?
Ricordate come era giocare su console prima del 2000?
Non sto parlando di una nostalgica comparazione a livello qualitativo, bensì di come un tempo acquistata la nostra nuova console o il nostro nuovo gioco, si tornava a casa, si montava il tutto, si inseriva il cartuccione o il disco dentro et voilà, si iniziava subito a giocare. Questo. peraltro. era il motivo per cui sopratutto nella seconda metà degli anni '90 in molti abbandonarono o disdegnarono il mercato PC, troppo complesso, costoso e "noioso" nelle sue attese, con installazioni a volte tediose e dischi di aggiornamento, con hardware costosi che troppo spesso si ribellavano. La comodità quindi era uno dei punti di forza delle console, obbiettivamente meno potenti ma con un immediatezza ed un parco giochi che in quegli anni, inutile negarlo, bastonavano a livello di pubblico un po' tutta la "Master Race" in quello che fu a mio modo di vedere uno dei periodi più bui per il gaming su PC, benché sia chiaro, tale mercato aveva anche al tempo i suoi bei capolavori in esclusiva ed il suo charme. L'immediatezza quindi era già di per sé una "killer feature", gli scherni verso i "PCisti" e le loro beghe tecniche si sprecavano ed i "consolari" vivevano felici e beati. I giochi uscivano nella grandissima parte dei casi ben programmati, senza particolari bug ed il multiplayer era una realtà da condividere in intimità con gli amici del quartiere. Uno dei punti di forza dei giocatori PC era infatti l'enorme possibilità che forniva il magico, ed al tempo sorprendentemente innovativo mondo dell'internet: si poteva giocare con persone da tutto il mondo, scaricare aggiornamenti che correggevano svariati bug, ottenere dlc ed espansioni, implementare le mod che potevano estendere un gioco all'infinito e più in generale si poteva avere un motivo per giocare a testa alta sulla tastiera e sentirsi "fighi" nei confronti di quel mercato di massa, pieno di esclusive, hardware a prezzi bassi ed esente da grane tecniche che erano appunto le console.
A questo scherno però, le macchine da salotto si ribellano, vogliono anche loro una fetta di quella dolce ed attraente torta: inizia il Dreamcast, seguito a ruota nei primi anni del nuovo millennio da Xbox e Ps2 dando a chi volesse cimentarsi in tale avanguardistica innovazione di avere, più o meno, tutto ciò che di suddetto l'utenza pc poteva permettersi. Il successo però non arriva (sopratutto per Ps2), grandissima parte degli utenti difatti, continua a giocare tranquillamente scollegata non avvertendo minimamente il bisogno di tale innovazione. Gli anni passano ed internet, sempre più veloce ed illimitato, inizia ad entrare nelle case dei giocatori di tutto il globo, in questo contesto esce la settima generazione di console. Microsoft con Xbox 360 ci prova di nuovo, potenzia il suo servizio Xbox Live espandendolo immensamente, dando difatto il via ad una nuova era per il gaming da salotto: lentamente, i giocatori di tutto il mondo iniziano a collegare le proprie console in rete, le patch, i dlc, le demo, il gaming online inizia a diventare una normalità di tutti i giorni. Sony con Playstation 3 segue a ruota la stessa ideologia, ormai di successo, ed addirittura Nintendo, a modo suo, si adegua.
Si aprono i marketplace, il digital delivery anno dopo anno diventa un istituzione sempre più diffusa assieme a servizi paralleli come browser per internet e social network ed alcuni giochi iniziano a richiedere l'installazione, pratica piuttosto veloce ed automatica per carità, che taglia però fuori chi non ha un hard disk capiente. L'equilibrio nel mercato però rimane, le patch sono di piccole dimensioni ed a parte rari casi non necessarie, giocare su console è ancora "facile" ed una piccola nicchia continua a rimanere offline, libera da tutte queste innovazioni, iniziandosi a sentire però leggermente emarginata.
Ma la situazione, ahimè, inizia a peggiorare sempre più velocemente: alcuni giochi infatti si dimostrano ingiocabili senza la propria patch, con bug grandi come una casa che costringono di fatto ogni giocatore a collegarsi online armati di un hard disk capiente, vittime inermi di una triste abitudine che lentamente sta diventando una norma. C'è un gran sentore oscuro in tutto ciò, ma nonostante le perplessità, la generazione procede splendidamente rivelandosi un successo enorme per le tre grandi case.
Il tempo passa, esce l'ottava generazione, inizia il disastro: installazioni necessarie per ogni titolo, patch da 20 giga che non tutti possono permettersi, è il delirio. Io stesso sto scrivendo questo post con a fianco la mia nuova (e molto bella, per carità) Xbox One S, finalmente arrivata ma ancora non fruibile da me, per via come detto, di tali e pesanti patch. Si compra un gioco il pomeriggio, si aspetta la sera per giocarlo, tra installazioni e patch siamo arrivati ai livelli dei PC, che nel frattempo al contrario si sono snelliti diventando incredibilmente user friendly grazie anche a servizi come Steam che di fatto hanno reso i PC accessibili a tutti per giocare, simili a delle console. L'utenza, che stupida non è, si è accorta di tutto ciò e sta lentamente iniziando a migrare verso questo mercato risorto seguita a ruota, ovviamente, dalla quasi totalità degli sviluppatori che a capofitto pubblicano i propri giochi sulla piattaforma del wasd.
Probabilmente quello delle console è un passo necessario per stare dietro ad un mercato così particolare ed in continua evoluzione, ma in questa rincorsa al progresso si è forse dimenticato ciò che le console erano nella loro essenza, scatolette semplici e veloci, senza tanti fronzoli, dove si giocava e basta, senza pensieri, senza problemi.
Il mercato si sta unificando ed è sotto gli occhi di tutti, non è necessariamente un male, non è necessariamente un bene: nel futuro vedo sempre più digital delivery, sempre meno necessità di una console, sempre più collezioni virtuali e sempre meno scaffali con giochi messi alla rinfusa. E' il progresso, nella sua fredda evoluzione.

Pic Of The Post


See Ya!

Pazto

martedì 4 ottobre 2016

Bongo e Banane

Sup?
Settimana videoludicamente movimentata per me questa, composta principalmente da avvenimenti negativi. Per iniziare, la comparsata di Miyamoto in una conferenza Apple al fine di confermare il suo impegno nello sviluppo di giochi mobile mi ha messo sinceramente un po' di tristezza addosso, non tanto per il fatto che ormai Nintendo (come molti altri) si sia buttata, svendendosi, sul mercato del gaming su smartphone e nemmeno per essersi affiancata in questo passo alla mela smangiucchiata, quanto più perchè ha deciso di farlo mettendo in prima linea un'icona come Mario, snaturando secondo me la sua figura, prostituendolo in un contesto che diciamocelo, non è il suo. Passiamo poi all'increscioso fatto che la mia Xbox One S non è ancora arrivata a causa di un ritardo Ver-Go-Gno-So del "buon" Gamestop e dulcis in fundo, con una sfortuna che ha del tragicomico, ho concatenato una combo infinita di pad rotti, pennette usb illeggibili e custodie rovinate da fare invidia al Paperino di turno, insomma è stata una ecatombe. Ma bando alle ciance, il vero motivo per cui sto scrivendo questo post è quello di fare un po' di spazio tra le pagine virtuali di questo blog: le rubriche "Nostalgia", "We need a Remake!" e "Sequel Plz" erano infatti un po' troppo simili tra loro, ho deciso quindi di fonderle insieme in "Retrologia" rubrica con un nome agghiacciante che tratterà di giochi appartenenti a generazioni passate, esordendo peraltro con un gioco Wii consigliatomi da un caro amico. Perchè iniziare con un titolo Wii? Sostanzialmente perchè ho realizzato solo di recente che la scatolina bianca della grande N (assieme a PS3, 360, DS e PSP), è ormai da considerarsi, per quanto faccia strano pensarlo, una console retrò appartenente ad una generazione in cui l'hdmi non era affatto scontato (sia il Wii che le prime incarnazioni della 360 infatti, non avevano tale supporto) e dove molti di noi per i primi anni hanno giocato con un televisore tutt'altro che full hd.
Orunque, si comicia.

Retrologia - Donkey Kong Country Returns



Ci sono giochi che benchè siano innegabilmente validi e decisamente ben realizzati non riescono ad entrarci cuore. Capolavori acclamati dalla folla come, facendo un esempio personale, la saga di God Of War che per quanto ritenga essere esente da difetti particolari e confezionata in maniere ineccepibile, non riesce proprio a piacermi (e ne ho giocati 3). In questa categoria è caduto ahimè anche Donkey Kong Country Returns, ottimo titolo della saga del nostro amato gorillone ed il primo non realizzato da Rare, gioco che decisamente non posso odiare, ma nemmeno amare alla follia, per un grande/piccolo difetto... ma andiamo con ordine.
La Retro Studios (gli stessi autori di Metroid Prime) nel 2010 ha deciso di deliziarci con questo reboot della saga classica che ricalca, rifinendo, tutto ciò che nella sua interezza era il caro e vecchio Donkey Kong Country. Il titolo infatti è da considerarsi in tutto e per tutto come un rispettoso omaggio alla trilogia del beneamato DK sullo SNES, tanto da portarsi dietro ahimè anche gli storici difetti della saga, primo tra tutti le hit detection tutt'altro che perfette ed una meccanica dei salti per me da rifinire.
Il titolo ci butta subito nell'azione, al fronte di una storia come sempre scanzonata e volutamente inesistente (rimanendo sul filone del cattivo di turno che ruba tutte le banane, concetto che per motivi sconosciuti, mi fa sempre ridere immensamente) e si mostra fin dai primi istanti piacevole alla vista, pulito ed accattivante con un comparto sonoro veramente buono composto peraltro da molti arrangiamenti dei blasonati classici della serie, che secondo la mia opinione, non riescono a raggiungere la grandezza degli originali. Il gameplay come avrete evinto è rimasto ancorato all'originale ma, badate bene, con una twist: il WiiMote, vera e propria croce e delizia del Wii. Il controller con sensori di movimento di mamma N infatti viene sfruttato per far eseguire a Donkey (accompagnato nel suo viaggio dal buon Diddy con il suo Jet-Pack ed in troppe poche occasioni, da Rambi il Rinoceronte) tutta una serie di manovre, prima tra tutte la sua famigerata capriola, obbligandoci dunque ad approcciare un sistema che combina controller classico e motion, cosa che io personalmente non ho mai amato e che ha minato con mia estrema amarezza ben troppe esperienze sulla piattaforma. Molti altri titoli hanno per mia fortuna capito questa esigenza ed infatti permettono al giocatore di utilizzare come alternativa il comodo e sempre valido controller del Gamecube, il classic o di optare per la combo Nunchuck e WiiMote liberi però dagli input di movimento. Country Returns con mio grande dispiacere non lo fa e questa cosa, lo dico senceramente, non mi va proprio giù, problema sicuramente opinabile per carità, ma sofferto da tante persone.
Il level design (tra Bongo e Banane) è davvero piacevole, con sequenze ben orchestrate e spettacolari, trovate intelligenti ed un passo di gioco davvero lodevole, formula peraltro che il superbo Rayman Origins ha preso come ispirazione riuscendo a sfornare uno dei migliori platform degli ultimi anni. La difficoltà pur rimanendo su una curva di apprendimento apprezzabile è qua e la mal calibrata, vittima a volte del sempreverde trial and error e aggravata almeno per me, lo avrete capito, dalla scelta dei controlli (argomento ben altro che esaurito per me) uniti come suddetto da collisioni a volte imperfette, senza minare però, va detto, l'esperienza finale di gioco, grazie anche alla scelta criticata da molti di rendere il livello "autocompletabile" se si perdono su di esso troppe vite (e bestemmie). I ragazzi di Retro Studios, pare sotto consiglio di Nintendo, hanno infatti deciso di dare ai giocatori in serie difficoltà la scelta, totalmente opzionale, di permettere ad una versione speciale di DK di completare il livello al posto nostro, scatenando l'ira di molti ma non la mia essendo come detto un opzione totalmente opzionale.
I boss per finire, a parte sporadici casi, sono decisamente poco accattivanti e forse un po' troppo "classici" nelle loro attese e nei loro pattern da imparare, in generale uno dei punti deboli del gioco (dopo i controlli) non aiutati dalle pluri citate collisioni a volte non proprio perfette.
Cosa è dunque Donkey Kong Country Returns? Un ottimo e curatissimo capitolo della saga fruibile da tutti, specialmente se si è fan di vecchia data, solo se si è pronti ad accettare il forzato sistema di controlli. Un titolo in ogni caso immancabile nella collezione di ogni appassionato Wii.
Cosa è Donkey Kong Country Returns per me? Una stupenda possibilità sprecata per la mancanza di una semplice opzione, un vero peccato facilmente evitabile, che mi ha reso un po' troppo critico verso un gioco che sicuramente non lo meritava. C'est la vie.

In conclusione vi consiglio, in modalità mitragliatrice, il buon Mother Russia Bleeds, pixelloso revival stiloso ed ultraviolento di quel genere un po' decaduto che è il beat 'em up, Runestone Keeper, bizzarro quanto unico e molto strategico dungeon crawler, Devil Daggers frenetico, spettacolare ed allucinante FPS-Survival, Disgaea 4 con la sua carica assai nipponica ed il suo grind-fest, Neo Geo Heroes Ultimate Shooting strampalato danmaku/shmup per PSP ed il sempre verde Star Fox 64. Rispolverando il 3DS invece devo necessariamente menzionare The Legend of Zelda A Link Between Worlds, ottimo capitolo della, da me non troppo amata, saga che mi ha davvero divertito ed appassionato e di cui probabilmente potrei parlare in futuro, su DS invece vi suggerisco Etrian Odyssey, bastardissimo dungeon crawler nipponico che si rifà ai classici come Wizardry. Il "consiglio del mese" però è rimanendo su DS "Ghost Trick", avventura puzzle punta e clicca, vera hidden gem del sistema a due schermi che appassiona e sa divertire, ed in più non vi farà bestemmiare sui controlli, come altri titoli di mia conoscenza.
Oggi sono stato veramente poco professionale, abbiate pazienza, ma ci sono cose ben peggiori nella vita, come Max Pezzali che fa la pubblicità del McDonald's. Standing Ovation!

See ya!

Pazto

giovedì 29 settembre 2016

Qua una volta, erano tutte riviste videoludiche.

Sup?
Qualche giorno fa, ritornando un po' annoiato verso casa, mi sono fermato presso un edicola per dare un occhiata allo scaffale dedicato alle riviste videoludiche. Ero ben conscio del fatto che ormai tale prodotto fosse diventato merce rara, reso "obsoleto" e rimpiazzato dal progresso dell'informazione moderna (io stesso avevo ormai smesso di comprare tali magazine da anni), ma mai avrei creduto di trovare dinanzi a me un palcoscenico così apocalittico. Oltre alla rivista di Minecraft e quella sui Pokemon difatti non rimaneva più niente di inerente al mondo dei videogames. Dove un tempo c'erano letteralmente scaffali e scaffali di riviste dedicate al nostro amato hobby, ora c'era solo una matassa rinfusa di pubblicazioni sulla caccia o sui tatuaggi, e naturalmente una gran selezione di pornazzoni. Un po' perplesso mi sono rivolto ad il simpatico edicolante chiedendo se quantomeno uscisse ancora il buon "The Games Machine", ammiraglio delle riviste videoludiche nostrane ed addirittura una delle pubblicazioni specialistiche più longeve in tutto il mondo, seconda solo al leggendario Famitsu. Il pacioccoso signore grattandosi un po il capo mi ha risposto un po sconsolato che ormai, benché il "TGM" venisse ancora pubblicato, aveva preso la decisione di non esporlo più nella sua edicola visto che, detto un po' cinicamente, sarebbe stato solo spazio sprecato vista la sua scarsa popolarità. Erano passati molti anni ormai dalla vetta di fama delle riviste di videogames e la notizia non avrebbe dovuto colpirmi minimamente, ma un sapore amaro con mia sorpresa mi ha pervaso la bocca. Dopo aver ringraziato l'edicolante sono tornato a casa un po' pensieroso ed il giorno seguente armato di buona volontà mi sono avventurato in un tour delle edicole della città dove, dopo un po' di giri infruttuosi, ho finalmente trovato il nuovo, ed un po' caro, numero di "The Games Machine".
Sfogliandolo tra le mani nella quiete di una panchina mi sono lentamente sentito pervadere da un forte senso di nostalgia, decisamente aggravato da un età che sempre più mi distanzia dalla mia gioventù. L'odore, il fruscio delle pagine, le piccole immagini sparse per gli articoli, le rubriche, addirittura le pubblicità mi hanno riportato ad un tempo "diverso", dove ogni mese aspettavo con ansia l'uscita delle mie riviste preferite su cui sperperare i pochi spiccioli faticosamente risparmiati, assetato di notizie sul mio hobby preferito.
La scelta negli anni '90 come avrete già capito non mancava di certo, fu il vero e proprio boom della stampa specialistica. C'erano letteralmente tonnellate di magazine, la gran parte delle quali focalizzate sul fenomeno Playstation appena esploso, spesso con articoli semplicemente tradotti da riviste gemelle britanniche con una qualità media ahimè piuttosto bassa (da blog del weekend diciamocelo), colorate e pompose che sgomitavano agguerrite contro le concorrenti per un posto da prima donna sul (al tempo) grande palcoscenico delle edicole, e non era affatto raro vedere sui banchi di scuola o nei bar, teenager brufolosi immersi in tali letture. Era un business in espansione, e tutti ne volevano una fetta.
Come non ricordare il caro e vecchio "PSN" (la prima versione) con personaggioni come Luca Carta e Diego Malara, rivista un po' scanzonata e maccheronica che sapeva però regalare ben più di un sorriso, passando poi al sempre esistente e già pluricitato "The Games Machine", probabilmente il più serio ed autorevole sul mercato anche se incentrato quasi esclusivamente sul mondo PC, "Game Republic" che trattava di tutte le piattaforme su cui si potesse giocare e per lungo tempo una delle mie preferite, "Playstation Force" con le sue guide e la sua goliardia, e dulcis in fundo "Playstation Pro" rivista di bassa lega ben rappresentativa del livello medio generale, che giocava facile sfoggiando in ogni numero la trionfante rubrica della posta con quella (e scusate se il livello del post si abbasserò drasticamente e cambierà brevemente un po' rotta) gnocca clamorosa che era la Signorina Bea, personaggio mitologico della mia adolescenza di cui ho cercato qua e la notizie senza trovare ahimè mai una risposta, un mistero che mi attanaglia ormai da anni e del quale non riesco venire a capo, molto probabilmente una modella buona come il pane, credetemi, presa e messa li da chissà quale fonte come specchietto per le allodole di noi, adolescenti ormonati. Bea, dove sei? Se qualcuno sa qualcosa, mi faccia sapere. Seriamente. Sono cose importanti.
Tornando a noi, come potete capire al tempo tali riviste erano letteralmente l'unico modo per ricevere informazioni tangibili al di fuori delle voci di corridoio che nel 99% dei casi erano del tutto inventate o ingigantite a dismisura, perle del calibro di "la Playstation potrà far girare i giochi della Playstation 2" o "Nel nuovo Tekken ci sarà Goku". Ogni articolo, ogni immagine veniva letteralmente spolpata, si teorizzava per ore (se si era fortunati con gli amici) su un singolo screenshot, si rileggeva più e più volte l'intera rivista analizzandola da cima a fondo aspettando il prossimo numero, in un mondo in cui l'informazione era si più limitata, passiva e mal trasposta, ma più dolce.
Tornerei dunque indietro? Non credo, il web ci ha dato la possibilità di ricevere news aggiornate e mirate costantemente, di vedere quante immagini e video ci pare e piace (e per i videogiochi questa è letteralmente una manna) ma credo che ogni tanto, prendere una breve pausa per distanziarsi dal bombardamento internettiano e passare del tempo di qualità nella quiete di un parco in compagnia di una buona rivista videoludica (una delle poche rimaste) possa solo fare bene. Quindi se anche voi siete come me nostalgici di quei tempi, fatevi una capatina in edicola e rompete pure i maroni al vostro edicolante di fiducia, non ve ne pentirete.

Pic Of The Post

Il Playstation Pro!!!


See Ya

Pazto

sabato 17 settembre 2016

Selva Mobile

Sup?
Post un po atipico per il mio caro blog questo, dato che per la prima volta mi addentrerò con serietà in quella selva oscura che è il gaming mobile, un autentico e spaventoso labirinto sommerso da migliaia di "giochini" di cui un buon 80% ad essere gentili e lo dico senza problemi, è infima e ben poco originale paccottiglia.
C'è poi un 15% composto da titolini carini ma con talmente poca profondità e spessore da essere al massimo dei veloci passatempi da pausa bagno di cui non vale veramente la pena parlare, videogiochi senza dubbio, talvolta anche divertenti e discretamente realizzati su cui però c'è veramente ben poco da dire, un esempio lampante è il buon Dots semplice puzzle game minimal che fa semplicemente il suo dovere. Rimane quindi (se ho fatto bene i conti) un restante e teorico 5% in cui rientrano titoli veramente curati in cui gli sviluppatori hanno messo impegno, anime e corpo nella realizzazione. Opere che a detta di molti non sfigurerebbero sulle più moderne console e pc, vere e proprie hidden gems (termine tremendamente appropriato in questo contesto) sommerse e nascoste da vagonate e vagonate di letame virtuale, difficilissime quindi da scovare. Qua e la ho tentato di cercarle, aiutato anche da fantomatiche ed improvvisate Top 10, di stanare codesti capolavori nascosti ma fino ad adesso ahimè non ho avuto grandi soddisfazioni. Mi sono quindi buttato con un po disperazione su uno dei titoli più conosciuti e premiati per mobile e facendo il mio primo acquisto sul'App Store, mi sono portato "a casa" il pluriosannato Monument Valley...

Currently Playing - Monument Valley



Il piccolo Puzzle Game della UsTwo rilasciato nel 2014 si presenta subito e con un po di "spocchia" come un gioco stilisticamente indie-artistico (sottogenere grafico un po minimal e ricercato, difficilissimo da usare, che può variare con facilità spaventosa dal capolavoro alla zozzeria più assoluta), obbiettivamente molto "bellino" ma un po sciapo, non di cattivo gusto, che ci mette nei panni della piccola principessa Ida impegnata nel suo misterioso viaggio attraverso dei labirinti pieni di illusioni ottiche che noi dovremmo sfruttare a nostro favore, ruotando la visuale ed interagendo con lo scenario per raggiungere la fine di ogni livello, aguzzando la vista e l'ingegno, una sorta di Fez senza elementi platform per darvi un idea. Il gioco infatti non presenta elementi di azione, il ritmo del gioco è leggermento lento ed i controlli, ovviamente affidati unicamente al touch screen, sono semplici ma a volte un po troppo sensibili. Può capitare infatti un po troppo spesso di far ruotare troppo l'inquadratura o di far scorrere un elemento dello schermo molto più in la di quanto desiderato, piccoli problemi leggermente fastidiosi che però non minano l'esperienza finale. La difficoltà è ahimè su livelli molto bassi, i labirinti-enigma si lasciano superare infatti un po troppo facilmente non offrendo mai una vera sfida al giocatore, che se abbastanza attento al design dei livelli, può finire il gioco e gustarsi la semplice storia in circa 2 ore, una longevità non nuova per i titoli indie ma che lascia un po l'amaro in bocca.
Si poteva fare di più.
Il comparto sonoro infine è semplice ma efficace, non memorabile ma decisamente in grado di integrarsi alla perfezione con l'ambientazione ed il "senso" dello strampalato mondo di Ida, rendendo dunque il gioco nel suo complesso decisamente godibile.
Un piccolo titolo visivamente carino forse un po vittima dei cliché del genere ma con del buono dentro dunque, decisamente non un capolavoro ma un esperienza gradevole che non mi ha convertito al gaming "serio" su mobile ma che comunque mi ha divertito. Se lo trovate in sconto ad una manciata di euro, prendetelo pure a cuor leggero.
Accattateville.

Per terminare questo post, vorrei farvi notare che la sigla di Forum non sfigurerebbe affatto in un Casltevania ed informarvi che, grazie anche alla mia spettacolare ragazza ed al mio migliore amico, diventerò presto possessore di una console """NextGen"""...
Recensioni moderne a GoGo dunque? Non proprio, ho sempre qui accanto a me il mio amato Dreamcast ed una lista di giochi Nes e Zx Spectrum da giocare.

See Ya!

Pazto

venerdì 1 luglio 2016

Bidu! Est!! Foh!!!

Sup?
Dopo un E3 decisamente non esaltante sul quale evito di spendere parole, eccomi di nuovo qua, un po di fretta, pronto a narrarvi di una vecchia gloria ahimè non troppo conosciuta o eccelsa, che però sa riportarci indietro nel tempo con un vigore tutto suo... Sto parlando di:

Nostalgia - Destrega



Ah Destrega, caro Destrega!
Titolo che sa identificare come pochi quel periodo videoludico di fine anni 90 in cui il (IL!!!) Playstation dominava ormai in pianta stabile il mercato.
Nel 1998 (ed in occidente nell'anno successivo) infatti, la buona Koei, decise di deliziarci con un bizzarro picchiaduro ad ambientazione Fantasy-Medioevale che come detto poco sopra ben sa rappresentare quel filone di titoli un po dozzinali ma con del buono dentro, programmati in fretta e furia, che letteralmente inondarono gli scaffali dei negozi al fine ultimo di cavalcare il clamoroso successo ottenuto della scatoletta grigia di Sony. Vibra della gloria di quel periodo, iniziando dalla colonna sonora poco ispirata per poi proseguire con un cast stereotipato che più stereotipato non si può, finendo con uno storytelling, un doppiaggio ed una grafica che rasentano la sufficienza, tutto ciò confezionato però, state attenti, con un gameplay niente male!
Il gameplay difatti, assieme a qualche altro accorgimento, è ciò che salva questo gioco dall'oblio della mediocrità assoluta riuscendo a distaccarsi dai clichè del genere e ad avere una propria identità. Per prima cosa, non saremo legati a combattere su un asse bidimensionale: il nostro personaggio infatti potrà muoversi liberamente per gli stage multilivello presenti nel gioco, in un modo molto simile a ciò che Sega con il suo sublime Power Stone proporrà poco tempo dopo. Il sistema di attacchi poi, è piuttosto intrigante: se il nemico si troverà vicino a noi sferreremo, utilizzando i 3 tasti dedicati all'attacco, dei comuni calci e pugni ma appena si creeranno delle distanze tra i due contendenti, gli stessi tasti ci permetteranno di scagliare 3 tipi di magie, combinabili tra loro al fine di ottenere risultati diversi. Ed è su queste basi che si fonda il gameplay fluido e divertente del gioco, riuscendo a creare un giusto mix di frenesia action e strategia fuori dagli schemi che ben si applica al genere dei picchiaduro, formula adottata peraltro con leggere differenze anche dal recente Pokken Tournament di Nintendo.
La seconda qualità che il gioco offre, a mio modo di vedere, è la modalità storia: distaccandosi dai classici Story Mode presenti nei tradizionali "rullacartoni" dove si sceglie un unico personaggio e lo si porta avanti affrontando scontri a random al fine di raggiungere la cutscene finale, in questo gioco è presente un unica storia che durante il suo svolgimento (narrato tramite molti filmati) ci porterà ad utilizzare un po tutto il cast del gioco. Idea secondo il mio punto di vista intelligente che ultimamente viene sempre più utilizzata (come ad esempio nei nuovi Mortal Kombat o in Dead Or Alive 5) ma che al tempo fu una piacevole novità.
La storia  in se comunque, come detto poco sopra, non è di certo stellare mostrandosi fin da subito poco ispirata e decisamente non avvincente, recitata poi tramite un doppiaggio che di certo non migliora la situazione mantenendosi su livelli bassi sia nella sua incarnazione inglese che in quella italica, dove però tra le varie voci, attenti a voi, spunta un possente Alessandro Ricci voce di Solid Snake... "Dannazione!!!". Giubileo. Standing Ovation.
Destrega in conclusione è una bella Nostalgia Bomb, fotografia di una generazione videoludica, non di certo un capolavoro, ma un discreto titolo "divertente che sa divertire" e questo amici miei rimane un pregio notevole in ogni videogioco che si rispetti. Se vi avanza del tempo giocatevelo, non ve ne pentirete.

Babe of the Post

Per rimanere in tema: Milena, la "Zozzona" di Destrega!



See Ya!

Pazto

giovedì 5 maggio 2016

Quel.Genere.Lì!!!

Sup?
Ultimamente ho avuto davvero molti impegni: un nuovo lavoro, una marea di commissioni e faccende da svolgere ed anche qualche nuovo hobby. Il tempo rimanente ovviamente è stato smistato tra fidanzata, amici, famiglia e quello che più o meno da sempre, è il mio hobby principale: ovviamente i videogame.
Ho giocato a molti titoli nell'ultimo periodo, sia recenti che retrò (con tanto di una bella capatina al sempre troppo poco lodato Zx Spectrum), spaziando tra "Tripla A" ed Indies, senza però trovare qualcosa che facesse veramente breccia nel mio dolce cuoricino. Stranamente mi ha divertito molto più del previsto Assassin's Creed IV - Black Flag, "piratesco" capitolo della famosa (ed a mio modo di vedere incredibilmente sopravvalutata) saga, che questa volta si è però presentata con un titolo piuttosto valido nonostante ovviamente si porti dietro tutti gli storici difetti che l'ormai arcinota IP non manca mai di riproporci. Ho poi giocato con gusto a SuperHot, divertente e stiloso FPS a modo suo rivoluzionario che però pecca di una longevità assai striminzita, stesso discorso per il buon Rez per Dreamcast e per il divertente ibrido tra Western e Bullet Hell / Danmaku di "A Fistful of Gun", per poi passare ad il pluripremiato "The Last Of Us", molto bello, senza dubbio, ma non esente da difetti (potrei parlarne in modo più approfondito in futuro), mi sono addentrato addirittura nel reboot di Devil May Cry, che ho trovato tremendamente mediocre ed ho dato una spulciata al mercato mobile, continuando a trovarlo poco interessante, benchè sia riuscito finalmente a provare il buon F2P by Mistwalker (Sakaguchi, I Luv Ya) "Terra Battle". Ho giocato anche a molti altri titoli (che non sto qui ad elencare, perchè al momento non ricordo!), che come detto poco sopra, non mi hanno lasciato granché. Poi, un po dal nulla, mi sono preso un Humble Bundle (eterna gloria anche a loro) di prodotti Nintendo, con al suo interno, oltre al divertentissimo Retro City Rampage DX, un piccolo titolino chiamato "Affordable Space Adventures". Incuriosito da codesto misterioso giuoco, ho iniziato con un po di titubanza l'avventura, assaporando con mia sorpresa, già nei primissimi minuti, atmosfere che mi hanno ricordato quel piccolo gioiello di PID (se non lo avete fatto, andatevi a leggere la mia recensione!!!), che tanto mi colpì anni or sono. C'è poco da fare, nonostante non siano il mio tipo di gioco preferito, i piccoli "Platform-Adventure-Puzzle" con atmosfere particolari ed un po cupe (sottogenere reso famoso da Limbo) riescono sempre a colpirmi, contro ogni mia razionale previsione. 
E' una cosa davvero strana da spiegare: a mente fredda è un genere che mi comunica molto poco, che di per sè non mi interessa granchè ma che poi pad alla mano, riesce sempre ad intrigarmi.... Eh... La natura è assai misteriosa a volte, capricciosa oserei dire!
In ogni caso, tornando sui binari del discorso...

Currently Playing - Affordable Space Adventures




Affordable Space Adventures è un titolo che fa parte di "QuelGenereLì" dove contano in egual misura sia le nostre skill con il controller, che quelle di ragionamento. Il gioco ci vede immersi nella tuta di un astronauta-turista che si lascia tentare da una strana compagnia di viaggio in un pacchetto turistico sinceramente un po dubbioso, ambientato su un pianeta semi-sconosciuto, dove "oh my god plot twist" le cose iniziano ad andare lentamente sempre peggio. Nostro scopo è ovviamente riportare il nostro bel popò e la nostra astronavina super-cutie di nuovo a casa, utilizzando il nostro, od i nostri pad (difatti il gioco supporta un divertente Multiplayer) nel migliore dei modi.
Parlando di pad, come non menzionare l'ottimo lavoro svolto dalla semi-sconosciuta "KnapNok Games" su questa esclusiva Wii U: il gioco mostra difatti costantemente sullo schermo del controller diverse informazioni e ci mette a disposizione una plancia di controllo "virtuale" da utilizzare col touch screen necessaria per svolgere molte azioni, dal regolare la temperatura all'interno dell'abitacolo, al gestire la potenza dei motori, il tutto continuando a pilotare il mezzo con i tradizionali stick analogici. Ed è qui che subentra la forte componente Multiplayer del gioco: è possibile difatti smistare i diversi comandi tra i giocatori, per rendere la risoluzione degli ostacoli assai più facile, creando una vera e propria collaborazione, sopratutto vocale, tra i membri del team. Il gioco è fruibile anche in singleplayer, diventando però leggermente più difficile e "freddo", minando quella che è davvero una divertente esperienza in compagnia e sopratutto uno dei migliori utilizzi dello strano pad della Nintendo...
In definitiva se siete come me sfortunati possessori della strampalata console (Bayonetta 2, è colpa tua!) vi consiglio vivamente questo piccolo titolo, e
 vista la assai scarsa scelta di giochi che ci propone tale "mattone", nulla non è!


Babe Of The Post

Una Trap, perchè si.


Rimanendo in tema Nintendo, voglio farvi partecipe del fatto che la casa di Kyoto mi ruberà di qui a breve ulteriori soldi con i (diciamocelo), inutili ma irresistibili Amiibo, e che sotto sotto, non odio il Wii U come voglio far credere. Però Mario Gatto mi sta davvero sui maroni.

See Ya!

Pazto